El Tombon de San Marc a Milano: scopri perché visitarlo e come fotografarlo

Ciao! Oggi vi racconto un posto bellissimo: el Tombon de San Marc a Milano. Antico porto milanese poi laghetto cittadino, oggi è un angolo urbano nascosto. Leggi e scoprine la storia, le leggende e l’immaginario per visitarlo e fotografarlo al meglio.

 

El Tombon de San Marc a Milano: la storia

Intorno al 1400 s’iniziano a scavare dei fossati intorno alle mura cittadine per migliorarne la difesa, creando in questo modo anche un sistema di canali per il trasporto delle merci. Così nasce el Tombon de San Marc a Milano, un canale stretto e lungo creato dalle acque del Naviglio della Martesana presso cui si richiedevano “le gabelle”, ossia il dazio d’ingresso delle merci.

Le imbarcazioni arrivavano al Tombon dal ponte adiacente chiamato proprio Ponte delle Gabelle: oggi non più attraversato dalle imbarcazioni ma da un passaggio pedonale silenzioso. In seguito, dopo il declino del commercio marittimo, il Tombon è stato fino agli anni 30 del Novecento un laghetto cittadino. Successivamente con l’interramento di diversi canali è poi stato svuotato.

El Tombon de San Marc a Milano: le leggende

Il Tombon de San Marc a Milano è conosciuto anche per i racconti misteriosi che lo circondano. Alcune storie derivano dal fatto che sul suo territorio un tempo sorgeva il cimitero della vicina chiesa di San Marco. Altre derivano dalla presenza delle correnti e mulinelli per cui le sue acque erano famose. Altre ancora, nascono dalla combinazione di questi racconti che ne legano il nome alle vite di quei passanti che nelle sue acque si sono persi per non fare più ritorno.

Oggi quest’atmosfera nebbiosa evocata dalle origini del luogo sembra essere evaporata così come le sue acque. Romanticismo e intimità ne hanno preso il posto, definendo quello che oggi sta diventando uno dei luoghi più caratteristici della città.

El Tombon de San Marc a Milano: Picturing places, immaginando e fotografando

La particolare capacità del luogo di stimolare l’immaginazione si nota subito osservando un paesaggio urbano fatto di richiami simbolici. Qui il tempo pare fermarsi e lo spazio espandersi.

Il tempo sembra fermarsi essendo il luogo relativamente nascosto: dove una volta scorreva l’acqua e la gente si radunava, oggi è possibile nascondersi e contemplare. Venendo dalla rumorosissima via Melchiorre Gioia si passa attraverso il Ponte delle Gabelle e ci si lascia letteralmente alle spalle il traffico e il trambusto cittadino. Tutto è più attutito e silenzioso.

Lo spazio sembra espandersi perché il luogo richiama atmosfere di realtà urbane altre, evocando a tratti il romanticismo delle panchine e dei lampioni della Senna parigina e gli angoli misteriosi di Central Park a New York: due immaginari molto diversi che qui sembrano mescolarsi. Tutti questi stimoli rendono quest’angolo urbano perfetto per gli amanti della fotografia.

Uno dei modi migliori per visitarlo e fotografarne l’atmosfera è fuori dalle ore di punta, in mattinata o tardo pomeriggio, possibilmente in settimana. Arrivando da via Melchiorre Gioia puoi fermarti un attimo a qualche metro di distanza dal Ponte delle Gabelle e osservare i passanti trasformarsi in silhouette.

Passandoci attraverso ti troverai tu stesso a essere una silhouette per altri occhi e in un attimo sarai catapultato in un posto raccolto, dove gli spunti fotografici si moltiplicano definendone i caratteri. Le bellissime chiuse leonardesche che lo situano in tempi antichi. Le corrispondenze tra i due ponti – il grande ponte delle Gabelle e il piccolo ponte San Marco – che lo racchiudono.

I colori delle architetture liberty che lo circondano. Le chiuse, i ponti, il liberty sono solo alcuni delle possibilità fotografiche ed estetiche fornite da un luogo che ha raccolto e riflette i segni del tempo e che è tutto da esplorare.

 

El Tombon de San Marc a Milano: Galleria