Milano: Frida Kahlo al MUDEC

Frida a New York, 1946. Foto di Nickolas Muray

Ciao!

“Frida Kahlo oltre il mito” è al MUDEC fino al 3 giugno 2018:  una mostra capace di commuovere. Vita, amore e sofferenza. Intensità, talento e capacità di resilienza. Trasformare il dolore in bellezza e superamento. Oggi con la festa della donna è l’occasione per andare a trovarla!

 

Non mi dilungo in spiegoni, ti do solo qualche dritta per essere sul pezzo.

 

Frida

nasce il 6 luglio 1907 a Coyoacán, un distretto di Città del Messico; figlia di un fotografo di origini ebraico-ungheresi e di una benestante donna messicana. Fin da piccola mostra carattere forte e talento artistico.

Purtroppo avrà una vita tormentata a causa della spina bifida e di un brutto incidente che la lascia con la schiena distrutta. Si riprende dopo una lunga convalescenza. S’iscrive al partito comunista e conosce Diego Rivera, famoso pittore di 21 anni più grande di lei, che diventa suo marito.
Una storia appassionata e travagliata, la loro: un rapporto aperto, fra condivisione artistica, i tradimenti di Diego, l’impossibilità ad avere figli e le relazioni di Frida con Trotsky e poi André Breton.

La sua produttività artistica prosegue costante, ma le sue condizioni si aggravano fino a richiedere l’amputazione di una gamba. Muore il 13 luglio 1954 di embolia polmonare a soli 47 anni.

 

Cosa ci vuole dire

Frida ha sempre avuto molto da dire: un profondo mondo emotivo da comunicare. Il percorso espositivo si articola in modo da offrirne testimonianza. Le opere pittoriche si dispongono intorno a quattro linee guida che permettono di interpretare trasversalmente la sua opera. Donna, terra, politica e dolore:

Frida Kahlo, Autoritratto con treccia, 1941

 

  • Donna, per Frida significa esporre la propria femminilità in maniera diretta. Il suo corpo diventa un manifesto di affermazione e ricerca del sé. Donna, vuol dire anche vivere una condizione di continua tensione: da un lato una maternità frustrata da gravidanze incompiute e dall’altro un eco di ritorno trasposto esteticamente nella nascita delle sue creazioni.
    Il femminile è non solo femminile, ma simbolo della fragilità, della sofferenza ed emotività meravigliosa di tutto il genere umano.
  • Terra è affermazione della propria messicanità con il continuo ricorso a simboli e archetipi pre-colombiani che si ammantano di nuove sfumature affettive.
    La scimmia simbolo di lussuria è umanizzata e protegge; il cane guardiano del mondo dei morti si fa emblema della caducità della vita; i monili mesoamericani, simbolo di continuità con il passato e di una solidità matriarcale, affermano un femminile tormentato; le acconciature ricercate, simboli della bellezza apparente, affermano la resilienza e imperturbabilità interiore difronte all’impeto distruttivo della sofferenza e della malattia.
  • Politica è per Frida ciò che trasmette sentimenti di resistenza sociale ma non ideologia, e che spazia nella sfera dell’incompiuto. L’incompiuto è il luogo dove avviene lo scontro tra giustizia e ingiustizia, bene e male, libertà individuale e controllo sociale. Simbolo di questa lotta infinita è il corpo stesso che si fa mezzo espiatorio e catartico per esplorarla sia nel contesto particolare del Messico post-rivoluzionario sia a livello più ampio e universale.
  • Dolore è per Frida qualcosa di concreto a causa della sua malattia, ma allo stesso tempo è un concetto sfuggente e inafferrabile. Produce immagini transitorie che oscillano tra bellezza e macabro, sacralità e perversione.
    Quelle di dolore sono sempre rappresentazioni forti e potenti che distruggono ciò che incontrano. Simboli di vita che sfidano potenti simboli di morte, rischiando la propria distruzione. Eppure, a tratti, sembrano emergere nuove combinazioni archetipiche, prima impensabili, capaci di resistenza emotiva e rigenerazione salvifica.

 

A conclusione

del percorso sono esposti documenti visivi e testuali accompagnati dalle note della canzone “Diego e io” di Brunori SAS che racconta l’amore con parole e ritmi dei canta storie. L’atmosfera riesce a rievocare la vita di Frida e fare da eco alle sue parole che possiamo leggere scritte in caratteri chiari sulle pareti scure: “Ho subìto due gravi incidenti nella mia vita… il primo è stato quando un tram mi ha travolto e il secondo è stato Diego”.

L’amore burrascoso con il pittore Diego Rivera ha segnato la sua vita cosi come l’incidente di cui è stata vittima da giovane e che ha portato il suo corpo verso un lento e inesorabile decadimento. “Spero che l’uscita sia gioiosa – dice Frida – e di non tornare mai più”.

Percorrendo l’atrio dell’ultima sala in direzione dell’uscita, l’amara durezza di quelle parole sembra rimbalzare in soffocanti confini di finitezza eppure  ripensando al percorso appena compiuto eccola sciogliersi libera nel celebrare il ritorno costante e indolore dell’arte di una donna capace di affermare la propria esistenza intensamente, sempre e malgrado tutto.

Gallery

 

Crediti

La mostra è curata da Diego Sileo, già conservatore al Pac, che si è avvalso di prestiti delle collezioni mondiali della Kahlo – il Museo Dolores Olmedo di Città del Messico e dalla Jacques and Natasha Gelman Collection; di materiale documentale inedito dell’archivio della dimora di città del Messico Casa Azul, dagli archivi di Isolda Kahlo, di Miguel N. Lira, e di Alejandro Gomez Arias; di foto di Diego Rivera e dei fotografi che hanno ritratto Frida nel corso della sua vita, tra gli altri, Dora Maar, Nickolas Muray, Lola e Manuel Ălvarez Bravo, Carl Van Vechten, Leo Matiz, Guillermo Dàvila.

 

Dove e quando

Frida Kahlo. Oltre il mito
Mudec – Museo delle Culture
Dal 1 febbraio al 3 giugno 2018

Orari e giorni di apertura: lunedì 14.30 – 19.30; martedì – mercoledì 09.30 – 19.30; giovedì – venerdì 09.30 – 22.30; sabato – domenica 9.00 – 22.30.

Per ulteriori informazioni: www.mudec.it